Madia e Confederali: accordo per 85 euro (medi) al mese per il pubblico impiego


di Gianfranco Rivellini

L’intesa che sblocca la contrattazione nel pubblico impiego prevede un incremento contrattuale “non inferiore a 85 euro mensili medi”. E’ quanto si legge nella bozza dell’accordo quadro, con l’ ipotesi di una linea di indirizzo politico volto a ridurre la forbice dei redditi – Le parti, nella contrattazione, valorizzeranno i “livelli retributivi che maggiormente hanno sofferto la crisi economica e il blocco della contrattazione“. La logica è quella della piramide rovesciata, per cui si favorisce chi ha di meno. Non a caso si parla di aumenti “non inferiori a 85 euro mensili medi” e di “riduzione della forbice” retributiva, senza “penalizzazioni indirette” per i beneficiari del bonus Irpef (80 euro).

Il Governo ed i Sindacati Confederali hanno raggiunto un accordo che soddisfa entrambi. Renzi – Madia per ovvie ragioni di tempistica referendaria, i confederali perché effettivamente il valore medio di 85 euro per 13 mensilità, pari ad euro 1.105 su base annua, a regime dal 2018, rappresenta una boccata di ossigeno per oltre il 50% della Pubblica Amministrazione che nel 2014 assommava una retribuzione media lorda inferiore a 30.000 euro. Dunque 85 euro lordi mensili a regime rappresentano un incremento medio pari a circa il 4%.

Ancora i confederali si dicono soddisfatti perché l’aumento non intaccherà il bonus 80 euro per i redditi lordi inferiori a 26 mila euro annui.

I calcoli non sono stati ancora fatti, ma questa salvaguardia implicherà una riserva di denaro del rinnovo contrattuale da destinare a questa fascia, derubricando lo sconto fiscale in incremento contrattuale stabile.

Tutto è bene quel che finisce bene ?

Neppure per sogno.

La promessa di oggi (85 euro) va mantenuta nella finanziaria 2018, con lo stanziamento aggiuntivo compreso tra 1.3 e 1.6 miliardi. I più maliziosi potrebbero sospettare che oggi i lavoratori e Renzi, a 3 giorni dal referendum, vanno all’incasso virtuale, domani se Renzi continua a governare (grazie al SI) i soldi usciranno, perché poi nel 2018, guarda caso Renzi ci porta al voto politico.

E per i medici ?

Nulla sotto il prossimo albero di Natale.

Lo ribadisce Carlo Palermo, vice segretario nazionale ANAAO, la cui intervista rilasciata al Sole 24 sanità riportiamo integralmente.

 

«Così per noi non basta. Se con la legge di Bilancio al Senato non vengono recuperate le risorse per noi irrinunciabili e a costo zero per lo Stato, non ci sono le condizioni per fare il contratto». Se è vero che l’accordo sul pubblico impiego rappresenta una cartina di tornasole per tutti i dipendenti pubblici, i medici stanno in guardia e mantengono le loro posizioni. «Per noi, adesso, la manovra è assolutamente asfittica, un piatto di lenticchie», afferma Carlo Palermo, vice segretario nazionale Anaao, il primo sindacato dei medici Ssn.

Nella sanità pubblica, del resto, il fermento cresce. Con i camici banchi in prima fila nell’esercito degli oltre 630mila dipendenti, di cui 130mila tra medici e dirigenti sanitari. Anche perché c’è una “questione medica”, un vero e proprio disagio di categoria che va montando dopo sette anni di stop ai rinnovi e di mancato (o quasi) turnover che da una parte va sgretolando antiche certezze, dall’altro rende il lavoro sempre più duro in corsia e intanto frena l’ingresso dei giovani dottori, gli specializzandi che non trovano posto.

I dottori d’Italia invecchiano, ma vengono rimpiazzati col contagocce: si calcola che nei prossimi dieci anni perderemo due medici al giorno, un’enormità. «Ma è un calcolo prudenziale – mette in guardia Palermo -. Perché ai ritmi attuali del turnover, il calo dei medici del Ssn sarebbe anche superiore. Con tutto quello che ne può derivare per la qualità delle cure e la sicurezza dei pazienti. Ecco, vorremmo sapere cosa davvero il Governo vuol fare della sanità pubblica, quale sia l’orizzonte. Ma attenzione: questo vale forse anche di più per le regioni che impediscono di mettere in campo gli strumenti indispensabili, dimostrando l’assenza di una visione strategica».

Al di là degli aumenti del contratto vero e proprio, le richieste dei camici bianchi ruotano intorno a cinque punti principali. E precisamente: l’estensione al settore pubblico del welfare aziendale; la defiscalizzazione del salario di produttività anche per la sanità; il recupero (dalle regioni) delle risorse derivanti dalla riduzione delle strutture semplici e complesse per premiare e valorizzare i meriti professionali, che sono incamerate dalle regioni; lo sblocco della retribuzione individuale di anzianità. E poi un tasto dolente per l’esercito dei senza lavoro e senza salvaguardie: la stabilizzazione dei precari, lo stop ai contratti atipici, l’aumento dell’occupazione per i neo o futuri dottori. «Con una chiusura, che ci sembra soprattutto tra le regioni, sarà impossibile fare un contratto. Questo dev’essere chiaro», conclude Palermo. Una risposta ora dovrà darla la manovra 2017, dove per sbloccare le risorse necessarie bastano pochi emendamenti. «A costo zero per lo Stato», giurano i sindacati.

 

Niente albero natalizio ricco e sfavillante anche per i medici convenzionati. Le ipotesi di 75 milioni nella finanziaria 2016, rappresentano a regime meno degli 85 euro medi mensili. Ne serviranno altrettanti nel 2018 (referendum permettendo).

Dopo tanti anni, oltre 25, impegnato nel mondo del sindacalismo medico, ritengo sia urgente per la categoria medica non disperdere le forze e stringere un patto di solidarietà e di intento. Dirigenti e Convenzionati sono sullo stesso, fragile e solitario vascello.

E’ il momento di cooperare, è il momento che i medici italiani chiedano all’unisono ed alle loro multiple organizzazioni sindacali di stringere un patto di “leale collaborazione”, per i soldi, per il ruolo professionale, per la tutela assicurativa, per il futuro del SSN.

 


Gianfranco Rivellini

Informazioni su Gianfranco Rivellini

Specialista in Psichiatria dal 1995, Criminologia Clinica e Psichiatria Forense dal 2001. Dirigente medico, dal 1995 presso ASST Mantova. Svolge il ruolo di perito del giudice in materia psichiatrico forense da oltre 15 anni. Attualmente Consigliere Nazionale ANAAO-ASSOMED. E' stato membro delegazione trattante di parte sindacale CCNL Dirigenza medica presso ARAN, a partire dall'anno 2000. Socio Fondatore ANMOS------------------------------------------------------------------------------------------------- mail to: anmosrivellini@yahoo.it