A che punto siamo con la questione H16 per la Continuità Assistenziale?


La questione dell’h16, che, come noto, rappresenta una novità rispetto alla Legge Balduzzi, che in ogni occasione ha sbandierato il vessillo dell’Assistenza Sanitaria di base h24, nasce con la pubblicazione dell’Atto di Indirizzo della Medicina Convenzionata, avvenuta il 13 Aprile 2016, ad opera del Comitato di Settore Regioni- Sanità.

In tale Atto si afferma che ” « I medici delle cure primarie a rapporto orario, nell’ambito dell’organizzazione distrettuale assicurano prioritariamente la loro attività tutti i giorni dalle ore 20 alle ore 24 e nei giorni di sabato e festivi dalle 8 alle 20, al fine di realizzare pienamente la continuità dell’assistenza in favore di tutta la popolazione e per garantire ai cittadini un riferimento preciso cui rivolgersi quando lo studio del proprio medico è chiuso. Nella successiva fascia oraria l’assistenza è assicurata dal servizio di emergenza-urgenza 118».

Dunque dalle ore 24.00 alle h 8.00 di tutti i giorni, feriali e festivi, per 365 giorni all’anno, in caso di necessità, la popolazione dovrebbe rivolgersi per qualunque esigenza di tipo sanitario, che sia NON DIFFERIBILE, URGENTE o per EMERGENZA, al Servizio di Emergenza-Urgenza del 118.

Qui si evidenzia un primo problema: chi rappresenterà il front-office per il cittadino in questo orario?

Le soluzioni possibili, scartando quella inapplicabile di un accesso diretto ai Pronto Soccorso, che li intaserebbe in maniera inaccettabile, sono due:

  • utilizzare il numero del 118 o del nuovo servizio di emergenza urgenza europeo, il 116117, con risposta fornita, dopo una prima selezione, che evidenzi la natura sanitaria del problema, da personale sanitario infermieristico;
  • utilizzare il numero della CA, che potrà essere quello delle singole sedi di CA o un numero unico per un determinato territorio, ovvero anche il numero dei servizi di Emergenza Urgenza italiano ( 118 ) o europeo ( 116117 ) per mettere in contatto il cittadino richiedente la prestazione con personale medico di CA

La differenza tra le due soluzioni è evidente:

  • nel primo caso gli IP del Servizio di Emergenza Urgenza (EU) cercheranno di definire in prima istanza se trattasi di EU, onde attivare gli immediati soccorsi necessitanti in tali casi, e solo successivamente definire il tipo di percorso da consigliare al cittadino per la risoluzione da questi segnalato, ma di certo non potranno nè fare diagnosi nè proporre terapie, nè prescrivere e quindi saranno probabilmente più necessitati a richiedere l’accesso dei pazienti in PS o l’intervento del medico del 118;
  • nel secondo caso il MCA, già addestrato da anni di attività specifica in merito alle Prestazioni non Differibili, potrà inquadrare il tipo di paziente che si è rivolto al SSN per trovare soluzione ad un problema che egli ritiene non possa essere rinviato all’indomani ma potrà sicuramente fare una diagnosi telefonica presuntiva e ridurre, come accade oggi, in cui il Servizio di CA è organizzato dalle 20.00 alle 8.00 di ogni notte, gli accessi impropri al PS, anche se, a differenza di quanto accade oggi, saranno impossibilitati a provvedere ad una valutazione con visita in quanto il servizio non sarebbe attivo per tale opzione.

Da questa analisi emerge la domanda fondamentale cui dobbiamo necessariamente dare una risposta: cosa induce la SISAC a fare una proposta di riduzione di orario di un servizio essenziale come la CA, che ad oggi è un LEA?

Cerchiamo di dare una risposta a tale domanda partendo dalle affermazioni fatte dal dr Pomo, neo Coordinatore SISAC, in una interessante intervista su Quotidiano Sanità del 25/03/2016, in cui lo stesso così si esprime, rispondendo ad una precisa domanda del giornalista:

Ma perché oggi il sistema così com’è non va?
Le faccio un esempio chiaro. Oggi gli interventi fatti in media dalla continuità assistenziale in Italia tra le 24 e le 6 di mattina vanno da uno a due. Allora mi chiedo: possiamo tenere una forza lavoro impiegata per ore ma utilizzata nella maggior parte dei casi in modo limitato? Credo proprio di no e con il nuovo sistema le AFT saranno organizzate in modo che ogni cittadino, territorio per territorio, saprà cosa c’è di disponibile dalle 8 alle 20 con la turnazione degli studi dei medici che dovranno obbligatoriamente integrarsi fra loro, non come succede oggi. “

Messa in questi termini la questione sembrerebbe essere indiscutibile.

Tuttavia la nostra curiosità ci ha spinti a verificare il dato citato dal dr Pomo, quello del numero di interventi svolti dalla Guardia Medica dalle h 24.00 alle h 6,00 del mattino.

La prima curiosità è legata al fatto che il dr Pomo cita un orario alquanto strano e non quello che potrebbe apparire più logico, cioè dalle h 24.00 alle h 8.00.

La seconda considerazione riguarda la fonte cui il dr Pomo possa aver attinto per esplicitare con tale precisione i suoi dati. Tale perplessità nasce dal fatto che i dati riscontrabili da tutte le fonti utilizzabili, forniti dal SSN, dall’ENPAM o da qualsiasi altra fonte attendibile, fanno riferimento a dati del 2012, senza peraltro che si possa presumere in alcun modo quale sia il carico di lavoro dei medici di CA dalle h 24.00 alle h 6.00 o alle h 8.00.

Tale perplessità è acuita dal fatto che il dr Pomo, nel corso dell’intervista su citata, ha indicato alcuni precisi dati a supporto delle sue affermazioni ma tali dati, da me consultati, sono riferibili in tre differenti files, alle prestazioni effettuate dai PS di due regioni italiane, l’Emilia Romagna ed il Veneto, da cui si evince incontrovertibilmente che gli accessi nei PS delle 2 regioni su citate diminuiscono decisamente nelle ore notturne. In realtà emerge anche un dato che forse spiega la fascia oraria indicata dal dr Pomo: dalle h 6.00 comincia una evidente inversione di tendenza dal calo di accessi notturno al picco di accessi diurni, per cui tra le h 6.00 e le h 8.00 è già evidente un aumento degli accessi in PS.

Tuttavia il dato su cui vorrei soffermarmi in conclusione di questo mio primo intervento sull’argomento è il seguente: nella regione Veneto da alcuni anni alcune ULSS adottano un software per la rilevazione dati del Servizio di CA.

Fermo restando che ho chiesto a 4 delle maggiori ULSS regionali ( la 3 di Bassano del Grappa, la 4 di Thiene, la 6 di Vicenza, la 20 di Verona ) di fornire i dati in loro possesso, o, comunque facilmente ricavabili con apposita ricerca, in merito alle prestazioni svolte dal Servizio di CA nelle ore dalle 24.00 alle 8.00 del mattino, con tutte le specifiche del caso, senza al momento aver ottenuto alcuna risposta, mi limito a rilevare tre cose:

  1. tutte le analisi statistiche effettuate dal 2007 ad oggi, comunque chiare nelle loro conclusioni, hanno dimostrato che ogni 100 prestazioni del Servizio di CA solo 7-9 vanno a finire in PS;
  2. una interessante tesi di laurea svolta all’Università di Padova in merito al Servizio di CA svolto presso la ULSS di Thiene ( Vicenza ) ha confermato in pieno il dato di cui al punto 1), essendosi evidenziato nel corso del periodo di osservazione, che è andato dal 01/01/2011 al 31/12/2011, un tasso di invio al PS da parte dei medici di CA pari al 9% ed inoltre che tale tasso di invio ha rivelato un tasso di appropriatezza del’invio pari al 93% dei casi
  3. In un anno di attività il Servizio di CA della ULSS di Thiene, che comprende una popolazione residente di circa 190.000 abitanti, ha effettuato in totale 23980 interventi, dei quali il 45% ( 10804 in valore assoluto ) in orario notturno ( dalle 20.00 alle 8.00 ); tali interventi sono stati trattati per il 42,78% per telefono, per il 46,41% tramite visita ambulatoriale, per il 11,8% mediante visita domiciliare o in struttura protetta.

Cosa sarebbe accaduto se dalle 24.00 alle 8,00 il cittadino non avesse potuto rivolgersi alla CA?

Da questo partiremo per un ulteriore approfondimento del tema nel corso di un successivo articolo, che prenderà in esame i dati sperabilmente ottenuti dalle 4 ULSS venete cui sono stati richiesti e le considerazioni che si sono succedute in maggio e giugno sul tema sia da parte dei vari sindacati ( FIMMG e SMI in testa, su contrapposte posizioni ) che del ministro della Salute e delle Regioni, cui ad oggi sono demandate molte competenze in materia sanitaria

Mario Lafratta MMG ULSS 6 Vicenza Socio Fondatore di ANMOS ( Associazione Nazionale Medici e Operatori Sanitari )

Riproduzione riservata


Mario Lafratta

Informazioni su Mario Lafratta

Medico di Continuità Assistenziale dal 1984 al 2011 Medico di famiglia dal 1987 Animatore di Formazione dal 2003 Tutor di Medicina Generale dal Gennaio 2015 Referente della Medicina di Gruppo Integrata di Altavilla dal luglio 2015 Socio Fondatore di ANMOS